Voglio la parata militare. Voglio i carri armati davanti al Colosseo e voglio vedere le testate nucleari sfilare lungo i Fori Imperiali (sì lo so che non le abbiamo, facciamocele prestare per un giorno dai conquistadores ‘meregani).
Com’è che ogni tragedia innesca il populismo pavloviano da like-it/share-it compulsivo? “Annulliamo!” “Destiniamo i soldi!”
Dal viaggio del papa, al botellon in piazza, alla Festa della Repubblica (l’importante è che non ci riguardi): “doniamo i soldi”.
Ma quali soldi? A tre giorni da qualsiasi evento quali soldi si possono risparmiare?
Facciamo la gara a chi la spara più grossa, a chi si indigna di più. Che tanto è facile, basta condividere il jpeg dell’amico più indignato di noi.
Il web “grande strumento di democrazia” alla fine amplifica la chiacchiera da bar e il qualunquismo all’ennesima potenza.
Ma cos’è l‘“ira del web?”.
Napolitano, Re Giorgio, fai tu, fa quello che ti pare, mi fido. Se devi dare un segnale di sobrietà lo saprai fare.
Per il resto ci sono le donazioni (vere, personali, silenziose), il lavoro dei volontari, dei vigili del fuoco e della protezione civile. Aspettiamo un decreto del governo ad hoc. Sgravi fiscali, incentivi, ricostruzioni. Questo serve pe ripartire. Non il qualunquismo frignone, lagnone, sempliciotto, isterico e buonista con le tasche degli altri.
Ps. Le parate militari (anche se si festeggia la Festa della Repubblica, ricordiamolo) mi hanno sempre fatto cagare, la retorica patriottica figuriamoci, però anche questo buonismo qualunquista social-amplificato è una tortura.

Verona è immobile. L’uomo forte al comando, il leghista doroteo. Lui non fa niente, ma non fa niente, figuriamoci. Siamo orgogliosi che tenga alta la bandiera giallobù da Floris e da Vespa. I quali non sanno nulla di Verona e non gli chiedono nulla di Verona. Ma siamo orgogliosi, no? Siamo la provincia che fa le comparsate in tivù e chiama i parenti per dirgli: “guardate siamo in tivù!”. “Si parla di Verona in tivù!”. Il sindaco va in tivù. “Che brao che l’è”. Oh, ora sì che siamo meno provincia! Ora sì che siamo fighi! Traforo? Inceneritore? Trasporti pubblici? E sticazzi, come si dice a Roma. Noi siamo orgogliosi del nostro sindaco. Mavaffanculo.
Ho passato solo una sera a Verona in periodo di campagna elettorale. Abbastanza per vedermi un carosello di spot su Telearena. Siamo il terzo mondo. In uno spot*, dei giovani tosiani seduti di fronte a uno spritz dicevano: “Ma hai visto che bravo da Vespa?”; subito dopo delle giovani signorine passeggiavano per il centro sentendosi “più sicure”. Ma sicure di che? Il centro di Verona è un mortuorio, il massimo del brivido è un’aperitivo. Gli unici episodi di violenza sono state le aggressioni fasciste. Non dimentichiamolo. Tommasoli non è stato l’unico.
La “cultura” è la milionesima rassegna delle opere in Arena. Bellissime, mozzafiato, ma parlano dell’Italia dell’800. Poi il deserto, o qualche associazione carbonara che cerca di ravvivare lo scenario tra mille ostacoli. Meglio la cultura del privèe, dell’house a cazzo di cane e del figame vorrei ma non posso. Marivaffanculo.
*qualcuno mi trova quello spot? Ho cercato ovunque. E’una testimonianza assoluta e completa dei nostri tempi. Ho sperato nell’olocausto nucleare e nella scomparsa della razza umana dopo averlo visto. Ma voglio rivederlo.
Un po’di spunti e analisi dalla rassegna stampa odierna.
Se nel 2007 il 34 per cento conquistato da Paolo Zanotto venne considerato disastroso, per il centrosinistra che cinque anni dopo ha perso oltre dieci punti, sono finiti gli aggettivi. - Alessio Corazza su Corriere di Verona
Ma non è merito di questa alchimia, quella di Tosi è una vittoria assolutamente personale: i partiti non esistono più, esistono solo i candidati. Il Pd vince arretrando. Cala, prende una batosta, ma non scompare. Ha un elettorato fedele. Ma presentare facce nuove della società civile come a Verona o trentenni come a Palermo pensando che questo faccia dimenticare i pasticci compiuti, è un’operazione ridicola che porta a prestazioni umilianti - Fabrizio Tonello, docente di Scienza dell’opinione pubblica dell’Università di Padova sul Corriere di Verona
Le vicende di Palermo e Genova, certo, non sono esaltanti. Nel capoluogo siciliano il candidato Pd vincitore delle primarie va sì al ballottaggio, ma è più che doppiato dall’inossidabile Leoluca Orlando: comunque la si pensi, un leader vero, passato indenne attraverso cambi Repubblica (sindaco nella Prima e salvo terremoti anche nella Seconda) e cambi di partito; e a Genova, ferita ancora sanguinante, i democratici devono assistere al trionfo di Marco Doria, l’uomo che ha sconfitto alle primarie le due candidate del Pd. Qualche altra delusione, certo, è arrivata qua e là: ma nulla di paragonabile alla vera e propria messa in liquidazione che ha ridotto il Pdl a forza minore e la Lega - salvo Verona - ad un esercito in rotta anche al Nord e nelle sue troppo enfatizzate valli - Federico Gremiccia su La Stampa
Bella la mostra di Dalì al Vittoriano. Altrettanto gradita sorpresa la mostra di Enzo Fiore (gratuita!) nello stesso palazzo. Metteteci il naso dentro se siete a zonzo per il centro di Roma. Scoprirete cosa si può combinare con muschio, foglie, radici, terra, pietre, resina e cemento.
Brutta bestia, l’invidia. Ecco chitarrista dei The Dillinger Escape Plan al Circolo Degli Artisti. Violenza, follia e precisione chirurgica. Ho visto poche band così intense. Suonavano con ogni muscolo del loro corpo.
Abbiamo prosciugato il reparto birre del discount, abbiamo fatto incazzare le mignotte di Roma Nord, gli spacciatori di San Lorenzo e le suore di Piazza del Popolo. Abbiamo comprato il doppiopetto più bello del Mas. Abbiamo letto Libero e bevuto spumante sgasato. Abbiamo spaventato i Giapponesi, inseguito le Russe e spintonato gli Spagnoli. Abbiamo lanciato David Foster Wallace giù dalle scale. Abbiamo preso tante testate e ci siamo rialzati ogni volta. Abbiamo rubato il motorino di un’amica. All’altra abbiamo messo tacchi a spillo e rossetto. Abbiamo spiato le coppie che pomiciavano in bagno. Ci siamo fatti di paracetamolo in quel bagno. Abbiamo portato Papa Wojtyla da Pepe Jeans. Ci siamo spacciati per studenti di fotografia. Vi abbiamo convinto che una domenica sera di marzo fosse l’ultimo sabato sera del mondo. E ci siamo divertiti tantissimo.

Cos’è la Lega oggi? Il folklore anni ‘90 è un ricordo, come il ciuffo di Brandon e i ritornelli di Max Pezzali. I raduni degli ultimi tempi sono revival, feste a tema, riti stanchi. Sono il coro di ”Siamo solo noi” al concerto di Vasco, tutti ribelli una volta l’anno e poi a casa a rigar dritto.
Il tempo passa. Nostalgia canaglia, Verona insegna: Tosi, profilo istituzionale, sorriso telegenico e occupazione scientifica dei posti di potere. Qualcuno comincia a rimpiange il savoir faire dei vecchi DC.
A Verona potevamo viaggiare sulla tramvia, respireremo invece i fumi di un filobus a gasolio. Importeremo rifiuti dalle altre città per bruciarli, bucheremo le Torricelle e useremo soldi pubblici per sponsorizzare una squadra di calcio.
Non stanno tornando di moda gli anni ‘90? Gli Ace of Base e le Nike colorate non ci bastano, aridatece la Lega di lotta, che almeno qualche risata ce la facevamo, al Governo hanno fatto già troppi danni. Maledetti anni zero.

I Digitalism sono lo stato cuscinetto dell’elettronica. Casse dritte berlinesi, funkeggiamenti in odore di french touch e malinconia-wave britannica. Il Belgio degli stereotipi musicali.
Dal vivo prevale l’irruenza crucca: casse panzer, rullanti affilati come baionette pronte per l’assalto all’arma bianca e bombardamento stroboscopico a tappeto.
Sulla linea maginot resistono gli sculettamenti ammiccanti di “I Want I Want”, la zuccherina “2 Hearts” e gli arpeggi new-romantic di “Pogo”.
Più tamarrismo e violenza quindi. E noi amiamo tamarrismo e violenza, ma serve il volume adeguato.
Sentiamo che la battaglia sta per arrivare e aspettiamo il nemico asserragliati nella Fortezza Bastiani sold-out. I due tartari, trincerati in un cuore d’acciaio, sparano una dopo l’altra le loro cartucce. Ci colpiscono, ci feriscono, ma non ci abbattono. Manca l’artiglieria pesante. Circolo degli Artisti: alzare il volume. Danke.

Conosco più finte partite Iva e e finti contratti a progetto che lavoratori protetti dall’articolo 18. La mia esperienza è sicuramente parziale, ma racconta una fettina di mondo.
L’articolo 18 è un ginepraio e sto tentando di capirci qualcosa.
L’articolo 18 è sempre e comunque al primo posto dell’agenda nelle discussioni tra il Governo e le “parti sociali” quando si parla di lavoro, mentre altri aspetti come l’estensione universale delle tutele (al lavoratore, non al posto di lavoro) o l’abuso della partita Iva appaiono aspetti di contorno relegati a fondo pagina.
Perché? Sono temi oggettivamente meno rilevanti, o forse le “parti sociali” che siedono al tavolo non rappresentano più tutto il sociale, compresa la mia piccola fettina di mondo, ma solo una - pur rilevante - parte di esso?
Il Governo ha varato un disegno di legge, almeno non si muove per decreto.
Speriamo che il parlamento batta un colpo e non si scoli l’amaro calice tutto d’un sorso con un brindisi alla fiducia.