
Ho raccontato sul sito dei Banditi in maniera sintetica cosa è successo negli ultimi mesi. Dall’estate scorsa sono cambiate molte cose. Qui una versione più estesa (e personale).
È dalla data di Berlino - ultima del tour di Achtung! e prima senza Mirko alla voce - che non ci siamo fatti sentire. Pardon.
Allora, dopo il tour nei Balcani dell’estate scorsa ci siamo resi conto che proseguire con Fischio era diventato difficile: i rapporti a distanza sono sempre complicati. Lo sapevamo entrambi e quindi abbiamo deciso di cercare una nuova voce. Stessa sorte con Diandra, di stanza a Bologna, che ci ha accompagnato dal vivo negli ultimi due anni. Ci siamo divertiti tantissimo insieme, ma per lavorare al prossimo album ci serviva una band “a chilometri zero” - come dicono i radical chic che fanno l’orto. Il Fischio comunque mi tagli ancora i capelli quando salgo a Verona. Il mio destino dipende sempre da lui.
C’è poco da fare, I banditi sperimentano e giocano con i suoni. E per giocare e divertirci dobbiamo essere tutti nello stesso parco giochi. Non c’è la dinamica tizio prepara il brano e lo manda agli altri che lo arrangiano. Viviamo nel brainstorming continuo.
Andrea Piredda (per gli amici “Mapuche”, per noi subito “Machete”) ha prestato la sua ugola per il live berlinese e lo ringrazio di cuore. È un cantante molto preparato e ci siamo trovati bene con lui, però aveva un timbro perfetto per l’hard rock e quindi distante dallo stile che vogliamo seguire.
Poi gli annunci, le mail, un mese di provini fino a quando non ci arriva un link di soundcloud da Nicola Pressi. Suona electro oscura; sembra un side project dei Massive Attack. Lo ascoltiamo e ci piace il timbro. “Se sa anche menare - ci diciamo - è quello giusto”. Viene in sala prove e ok: è quello giusto. Non racconto altro, altrimenti vi tolgo la sorpresa. Comunque no, non facciamo trip-hop, però vogliamo sperimentare sul fronte elettronico. Enrico (Strina, il batterista che ha suonato con noi negli ultimi tre anni) non ne è tanto convinto; poi ha un sacco di impegni, le cose, la vita. Ci serve qualcuno più presente. E quindi - appena trovato il cantante - ci mettiamo subito a cercare un nuovo batterista. Un piano tagli che nemmeno Marchionne e la Fornero. Senza scazzi e rancori, comunque. Fischio, Diandra e Strina restano amici. Semplicemente, per tanti motivi non potevano/volevano essere al 100% sulla band.
Anche a Enrico: grazie, è stato uno spasso conquistare i Balcani.
E siamo ad Aprile. Piove. Ma, come c’era scritto sui diari delle medie: “non può piovere per sempre”; tradotto: prima o poi finirà ‘sta sfiga. E infatti, dopo poche settimane diamo il benvenuto ad Alessio, confermato al primo provino. Formula “visto e piaciuto”, come su ebay. Serve che vi dica altro sul nuovo batterista? No.
Anzi, vi dico solo che come Giulio (R.I.P.) Andreotti è originario di Segni (RM). Capite bene che il segreto di stato, fino al prossimo live, è d’obbligo.
P.S. (Mena di brutto).
Quindi, grazie beppegrillo: senza il M5S, quel mammuth lento e flaccido del Pd non avrebbe mai proposto delle candidature alternative ai due dirigenti “storici” designati. Ciao Finocchiaro, ciao Franceschini; con tutto il rispetto: questa classe dirigente ha perso. Punto. Non vorrete rendere eterna la profezia di Nanni Moretti finché campate?
Ora, grillini: Pietro Grasso è la seconda carica istituzionale dello Stato (“istituzionale” non significa “politica”, lo insegnano anche in Alabama) e non vi va bene? Perché? Perché? Perché, invece di brindare con i bicchieri di plastica col nome sopra, siete entrati in paranoia sul blog del grande capo che minaccia purghe staliniane? Lasciatelo perdere; keep calm e riguardatevi il discorso di insediamento di Grasso. Bello, no?
Dicono che sia anche merito vostro; in quel caso, grazie.
PS. E Monti che fine ha fatto? È a portare a spasso il cane? La Scelta civica che sceglie di fare? Niente?
PS2. Leggete qui sotto, qualche ghost-writer al servizio della Kasta si è infiltrato nel blog per cercare di traviarvi. Okkio. Cancellatelo subito. Chi è questo Enea Lirici? Un nome in codice da P2, probabilmente.


Bersani caro, l’inno che hai scelto ha un problema di fondo: non è un inno. Sono i titoli di coda. Spero non del film che abbiamo già visto nel 2006. E’una lagna triste: ha l’effetto amarcord-lacrimuccia. Perché lo slideshow dei bei tempi andati? Ci sei tu, ieri. Dov’è il futuro? Nello stato maggiore del partito schierato sul palco di Piazza San Giovanni?
E visto che ci siamo lasciatelo dire: i manifesti sono orrendi. Tecnicamente sbagliati. Io ti voglio bene, ma se hai la giacca blu su sfondo grigio non risalta nulla. Esci dalle tenebre ti prego, altrimenti sei il colore di una lenta agonia.
E poi, no all’aria da becchino. Basta dai. Ho capito che siamo la parte buona del paese, che non facciamo i festini a mignotte (minorenni) e cocaina, che non pranziamo a ostriche con Fiorito, che non ci laureiamo al Cepu albanese, che soffriamo, che la vita è dura, ma devi dare speranza. Senza lustrini, ma nemmeno portare sfiga.
Ah, i boxini rossi con gli angoli smussati sono brutti. Non vanno più di moda da anni, diglielo al tuo grafico, quel cane.

Le primarie a Verona stanno finendo in caciara. Peccato. La terza classificata a livello provinciale (giornalista, 37 anni, società civile ecc ecc) non avrà un posto eleggibile in lista (lista Veneto 1, comprende mezza regione).
Verona non porterà nessuna donna alla Camera su 3 probabili eletti.
A meno che uno di loro non si faccia da parte. Ma dubito.
Questo lo stato delle cose.
1) Il più sicuro di tutti è un deputato uscente, “Capo segreteria politica di Enrico Letta”. E’inserito nel listino bloccato del segretario, dove per regolamento rientrano «esponenti della società civile e personalità di riconosciuta competenza». Purtroppo, non avendo presentato nemmeno una proposta di legge, fatichiamo a valutarne la riconosciuta competenza. (Fonte: openpolis).
2)Il secondo sicuro è un “giovane” (34 anni), già capogruppo in Provincia. Le primarie le ha vinte, sul territorio si è dato da fare in questi anni e ora stacca il biglietto per Roma. Ci vediamo a Monti per l’aperitivo. - Il Rione Monti intendo ;) -
3)Più intricata la situazione del Segretario Provinciale del partito. E’arrivato secondo, ma solo con 9 voti di vantaggio sulla giovane giornalista della società civile. C’è chi chiede un passo indietro, chi invoca la parità di genere. Ma i passi indietro sono scelte personali e “Ccà - ragazzi miei - nisciuno è fesso”. E Roma è una città meravigliosa, ve lo garantisco.
Inoltre la parità dei genere è prevista, secondo regolamento, a livello regionale; quindi ci penseranno le vicentine o le padovane o le rovigotte a equilibrare il conto.
Torniamo alla giovane giornalista della società civile. Non ho il piacere di conoscerla di persona, ma ha conquistato molti voti, anche da tante persone che conosco e stimo. Ha pure un’aria simpatica.
Chi potrebbe essere il galantuomo dei 3 che fa un passo indietro?
Secondo me il deputato uscente.
Non ho il piacere di conoscere nemmeno lui, ma essendo “capo segreteria politica di Enrico Letta” - come spiega sul suo profilo twitter - sarà sicuramente persona valida.
Però non ha presentato nemmeno una proposta di legge, solo poche interrogazioni e vanta un indice di produttività molto basso (secondo openpolis.it, con tutti i limiti dello strumento, risulta 457esimo su 630).
Lo immagino quindi molto affaccendato nelle attività di segreteria.
Non potrebbe essere direttamente assunto dal partito come funzionario da affiancare al vice-segretrario Enrico Letta? (non so come funzioni, ma ne abbiamo di funzionari a Roma che lavorano per il partito)
Lascerebbe così lo spazio alla Camera a una donna, giovane, della società civile che si è presa i voti uno per uno alle primarie.
Il fatto di essere “donna, giovane e della società civile” - va da sé -non garantisce né abilità né competenza, ma qualcosa mi dice che potrebbe smentire le mie perplessità. Sarei felice di vederla all’opera. Chissà come la troveremmo classificata su openpolis nel 2018…
Considerazioni generali sulle primarie
Mi sembra ragionevole che il segretario si riservi una quota per «esponenti della società civile e personalità di riconosciuta competenza». Poi ognuno valuti in cuor suo la competenza delle “personalità” che ci verranno proposte.
L’ansia del “rinnovamento” rischia di diventare la nuova vulgata populista. Ho conosciuto un sacco di giovani idioti e tanti vecchi con i quali avrei passato ore a chiacchierare. “Faccia nuova”, “aria fresca” ecc non sono sinonimi di competenza. Anche il Trota e Fiorito erano giovani.
Le preferenze non sono la panacea di tutti i mali.
Facciamo pure finta che non esista il voto di scambio, ci sono deputati che seguono temi di rilievo nazionale (diritti umani, ambiente, razzismo, energia, economia e mille altri) che non hanno né il tempo né la vocazione per coltivare il collegio elettorale.
Capite bene che potrei seguire e promuovere i diritti umani per anni e poi farmi fregare alle primarie dal collega che ha trovato nella legge mancia i soldi per restaurare il campanile del suo paese (mille voti per lui, zero per me). E’democratico? Ma soprattutto: è nell’interesse del Paese?
Quindi, il meccanismo andrebbe comunque riequilibrato.

(Arrivata oggi a fogliardi_g@camera.it)
Gent.Onorevole
Scusi l’intrusione e il tentativo azzardato, nel caso di un suo disinteresse per quanto segue la prego di cestinare questa e-mail.
Ho reperito il suo indirizzo email tramite internet e precisamente alla pagina http://www.italysoft.com/arch/lista-email-parlamentari-italiani.php#lista
Sono un collezionista di dischi in vinile disposto ad acquistarne anche in quantita’.
La mia passione si rivolge soprattutto alle colonne sonore da Film, ai gruppi musicali anni 60/70, non trascurando la musica Jazz Americana e Italiana
Mi rivolgo a Lei perche’ nella speranza che possieda vecchi vinili inutilizzati o di essere a conoscenza di qualche amico o collega a cui segnalare il mio nominativo.
Le assicuro la massima serieta’.
Preciso che sono disposto a recarmi in tutt’Italia e a pagarli adeguatamente.

Stirare le camicie è un’attività intellettualmente molto stimolante. Di solito mi guardo le repliche di Report. Ieri invece: colletti, polsini, Renzi e Bersani.
Renzi è troppo pulito, preparato, studiato che risulta finto. Finto perché vuole fare il giovane spontaneo ma ha scelto anche il nodo della cravatta con un sondaggio riservato.
Arriva la stoccata ad effetto: “Bersani, tu sei stato al governo 2547 giorni finora”.
Renzi, 2547? Da quanto aspettavi per recitarla? Gori si è fatto una sega nel backstage quando l’hai piazzata? Sei così brillante che luccichi, luccichi così tanto che quasi ti prende fuoco la camicia bianca (comunque stirata meglio delle mie, bravo, te ne do atto).
Bersani non doveva inseguirti e infatti non lo ha fatto. Non è bravo davanti alla tv. Non guarda in camera. Sbaglia le metafore (il tacchino?). E’un difetto? No. Chi ha battuto due volte Berlusconi? Romano Prodi. Il professore, il mortadella, la persona meno brillante dell’universo davanti alle telecamere.
Bersani deve diventare il nuovo Prodi. Unire, rassicurare, far emergere esperienza e saggezza. E’ciò che sa fare, ciò che gli viene meglio. Quando Renzi le spara grosse interviene con un paternalistico “Ma vedi Matteo…”. E lì marca la differenza.
Però la stoccata Bersani la affonda da Vespa. Piange. Piange perché il tempo è un bastardo (cit.). Piange per mamma e papà. Piange per il vecchio parroco che non c’è più. E’un pianto vero e inaspettato, lacrime agrodolci. E’un pianto solitario, un pianto privato anche se di fronte c’ha Vespa col cerone scuro e il ghigno beffardo.
Lì Bersani ha vinto tutti i confronti tv del mondo e li ha vinti senza volerli vincere.
Mentre Bersani piange, Renzi invece «Chiagne e fotte». Se avete seguito il suo tentativo di forzare le regole (mail bombing, pagine di quotidiani e “siete bulgari” a chi gli fa notare che sta pisciando fuori dal vaso) avrete capito che l’obiettivo è uno solo: mandare tutto in caciara. Che berlusconate, che tristezza; roba che mi viene da piangere. E poi mi rimangono pure le pieghe sulle maniche della camicia.

Finito il tour dei Banditi. Ottima media: più di 600 km al giorno. Consigli per la guida:
1) Red Hot Chili Peppers - Scar Tissue
Arpeggio di Frusciante e Gioiosa Jonica diventa un sobborgo di Los Angeles. Parti da Makarska per scendere in Baja California e invece ti ritrovi a Spalato. Un must quando il mare ti corre a fianco.
2) R.e.m - Man on the moon
La pianura padana all’imbrunire si distende placida lungo le corsie affollate che collegano Modena e Bologna. Casalecchio di Reno è il Midwest all’orizzonte, Michael Stipe sta seduto accanto a te, si accende una sigaretta e te la passa mentre cantate insieme il ritornello. Ogni posto, in quel momento, è casa tua.
3) Justice - Horsepower
Un po’di groove e lo slalom tra i TIR sull’Appennino diventa un videogame. A Roncobilaccio finisce il primo schermo. Il mostro finale è un bilico russo in curva. Fear of the truck?
4) Kultur Shock - God is Busy May I Help You
Preparsi alla frontiera con la Bosnia sperando che il doganiere di turno non si metta di traverso. E che non ti chieda una bottiglia di Vodka.
5) Offlaga Disco Pax - Dove ho messo la golf?
Guardi fuori dal finestrino ancora ubriaco dalla sera prima, ipnotizzato dal guardrail e Max Collini ti racconta le favole mentre lo sguardo si perde tra interminabili campi di pannocchie. Ogni lembo di terra è il granaio d’Europa. Compagni di compagnia.
6) Pantera - Goddam Electric
La Salerno - Reggio Calabria a mezzogiorno: sole infuocato e polvere. L’inferno, insomma.
7) Rumatera - Sol Bareoto del Mas-cio
The neverending gita delle medie versione nord-est. Sempre che poi non metti la radio e trovi Max Pezzali per il sing-along definitivo.
8) Incubus - Pardon me
Lì dove tutto iniziò. I tempi del crossover e dei primi masterizzatori. Antichi valori.
9) Dubioza Koletiv - Making Money
Piacevoli scoperte per il saliscendi tra i monti della Bosnia. Saltellare al ritmo delle buche sulla strada aspettando un pit-stop per fare rifornimento di Cevapi.
10) Soulwax - NY Lipps
A fattoni de Redbull, al prossimo Sarni c’è chi festeggera.
Bonus Track - Nirvana - Tourettes
Kava, Pivo, Burek, Cevapi, Dobra Picka. Tipo ripetere le stesse 5 parole per 5 giorni. Disordini neurologici.

Italia-Inghilterra. Rigori. Concerto del Teatro degli Orrori. Che fare?
Alla mia sinistra, Capovilla (poeta-vate degli indie-cuore-di-tenebra nostrani ), alla mia destra Balotelli (calciatore coatto su maxischermo). Al centro, davanti al mixer, il mio spirito democristian-weltroniano: ascolto il concerto, ma anche guardo la partita.
Scena surreale. Capovilla attacca il pippone sul delta del Niger, l’Ente Nazionale Idrocarburi, l’inquinamento, le tragedie. Boato. Parata di Buffon. Il sacro e il profano, l’eloquio pasolinian-majakovskijco interrotto dal volgo plebeo che scalda il proprio animo con quattro ragazzoti in mutande che rincorrono un pallone.
Io seguo il calcio solo per Europei e Mondiali e non sono ‘sto gran nazionalista. Però questi appuntamenti sono un rito collettivo e non fanno male, nemmeno farebbero male agli intellettuali (o finti tali) musoni e schifati da tutto ciò che è nazional-popolare.
Tutti noi ci ricordiamo dove eravamo quella sera del mondiale 2006, no? O dove abbiamo imprecato dopo “il rigore di Baggio”? E ci ricordiamo con chi eravamo. E perché eravamo li.
Ci troviamo con gli amici per vedere la partita, usciamo in piazza per vedere la partita, è sempre una scusa per fare festa, un argomento per fare due chiacchiere al bar. La società funziona anche così. Non serve essere rigidi e malmostosi tutto il tempo (e detto da me…).
Torniamo al Teatro degli Orrori. Uno dei loro pezzi più belli parla di Ken Saro-Wiwa , poeta nigeriano ucciso nel 1995. L’ultimo album, “Il mondo nuovo”, è una sorta di concept sull’immigrazione.
Europeo 2012. Pensiamoci bene, è la prima volta che l’uomo simbolo della nostra nazionale di calcio è nero. Dopo la vittoria con la Germania corre ad abbracciare la mamma (bianca) nello stereotipo più stereotipo che ci sia dell’italiano gradasso e mammone allo stesso tempo. Sono ricordi simbolici che rimarranno nella memoria collettiva, tipo il goal di Tardelli.
Supereremo il razzismo grazie ai goal di Balotelli? No, ovvio. Si tratta solo di miliardari viziati che corrono dietro a un pallone? Sì, nella pratica. Ma è una visione parziale dell’evento, lo descrive, ma non lo capisce, non lo vuole capire, e si rifiuta di ammettere che un pezzettino della “narrazione” (detto con la zeppola alla Vendola) della nostra realtà passa da lì.
Solo per dire, caro Capovilla, che per arrivare al “Mondo nuovo” ci serviranno Ken Saro-Wiwa ma anche quel coatto di Balotelli.

“Voi vi lagnate che il Governo non funziona, che è incapace, inetto, assente; ma sarà sempre così, fatalmente così, finché gli uomini del Governo li leverete da quel gruppo di 420 persone o deputati che sono nella loro stragrande maggioranza dei sopravvissuti!”
Lo ha detto Beppe Grillo lo scorso 30 febbraio durante un comizio a Bertensolo, piccolo centro della Val Larina, di fronte alla piazza gremita. Tutti applaudivano. Voi cosa ne pensate? Ci serviva uno come Grillo, uno che sa parlar chiaro, no?
Il 30 febbraio 2012 non esiste; nemmeno Bertensolo. E la Val Larina non la trovate nemmeno su google maps.
Ho sbagliato pure la citazione. Scusate. E’di tale Benito Mussolini, se vi fosse sfuggita la copia de Il Popolo d’Italia del 14 giugno 1919.
E’sempre bello sfogliare gli arretrati.
A futura memoria.